lunedì 2 giugno 2008

Punti di vista temporali


L'altro giorno ho iniziato a leggere I Monologhi della Vagina. L'avevo già letto ma che magia è la parola scritta! Quanto è vero che se si rilegge un libro, lo stesso libro, a distanza di tempo, ci scopriamo ad essere colpiti da frasi, pensieri o immagini che magari non avevamo saputo (o voluto?) cogliere prima e perciò non avevamo impressi in noi stessi. Per me rileggere questo libro che parla di esperienze femminili, dell'essere donne, del significato di essere donne ha avuto questo effetto qui: mi hanno colpito delle espressioni che mi hanno portato ad interrogarmi parecchio su aspetti della mia vita che avevo accantonato nel dimenticatoio. Questa volta, però, e nella dimensione del tutto particolare in cui mi ha trasposto questo libro, la divergenza dei sentieri comunicativi percepiti alla prima lettura e alla seconda sono dovuti all'essere diventata più grande: nel considerare me stessa e il microcosmo in cui agisco, me stessa e l'universo uomo/donna e, least but not last, me stessa e il mistico mondo del sesso.
La prima volta che lo lessi ero la spudorata e battagliera studentessa liceale, che tra una canna e una versione di latino e tra un'assemblea d'istituto caricata unilateralmente (e senza troppa cognizione di causa forse...) di una vaga emulazione sessantottina e le estenuanti chiacchierate con migliori amici di cui (manco a dirlo) era innamorata, fortificava il suo "capire profondamente il mondo" spaziando da interessi wicca a rivendicazioni femministe.
Rileggendolo ora, ricordo solamente tutta l'impazienza che avevo di poter raggiungere un orgasmo per sperare di poter dire la mia sull'argomento trattato in maniera diretta e forse un pò brutale per la vergine che ero e che non vedeva l'ora di sbarazzarsi di quella zavorra chiamata imene.
Questa volta mi ha colpito molto l'argomento delle mestruazioni. L'autrice del libro ha chiesto a diverse donne di dire qualcosa in merito alle proprie mestruazioni.
Io ho ricordato che quando ho avuto le prime mestruazioni sono caduta preda di un pietoso attacco di pianto isterico che la commozione di mia madre non solo non riusciva a calmare, ma aizzava come aria sul fuoco.
Non che mi ostini a voler ricollegare tutto o a cercare sempre un filo che leghi diversi e, apparentemente, estranei eventi, però io non penso di avere un rapporto lineare con il mio sentirmi e accettarmi donna. A volte mi è perfino alieno il significato. E tutto il mio rinnovato interesse per gli studi di genere che porrebbero la donna al centro di tutte le politiche di sviluppo umano...che non derivi dalla mia stessa curiosità di sperimentare questo grande potere femmineo e femminile?
Forse non scherzo proprio del tutto quando dico di essere androgina (di solito se qualcuno fa commenti per le mie grandi spalle e i miei seni come due ceci su un enorme torace ma un culo propriamente mediterraneo). Voglio vedere se davvero la mia femminilità può influire sulla società in cui vivo...sempre che ne abbia. Insomma non vuol dire che solo perchè quando si fa l'amore si viene penetrati si è donne! E non mi si fraintenda...non si butta via niente. Anzi!

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